Cosa succede al nostro cervello quando ci innamoriamo?

Dopamina, serotonina e ossitocina: cosa accade nel cervello durante l’innamoramento?

Ci innamoriamo di una persona, iniziamo a pensarci continuamente, aspettiamo un suo messaggio, ripercorriamo nella mente una conversazione e, a volte, ci sembra quasi impossibile concentrarci su altro.

Ma cosa succede realmente nel nostro cervello quando ci innamoriamo?

L’innamoramento non è soltanto un’esperienza psicologica: coinvolge infatti diversi sistemi neurobiologici, tra cui quelli legati alla ricompensa, alla motivazione, all’attaccamento e alla regolazione delle emozioni.

Tra i protagonisti troviamo dopamina, serotonina e ossitocina.

Dopamina: il sistema della ricompensa

Quando siamo nelle prime fasi dell’innamoramento, la persona amata può diventare particolarmente importante per il nostro sistema motivazionale.

La dopamina è uno dei neurotrasmettitori coinvolti nei circuiti cerebrali della ricompensa e della motivazione. L’incontro con la persona desiderata, un messaggio, uno sguardo o anche soltanto il pensiero di poterla vedere possono diventare stimoli capaci di generare aspettativa e motivazione.

È anche per questo che durante l’innamoramento possiamo sentire un forte desiderio di cercare l’altra persona, conoscerla, ricevere sue notizie e condividere con lei esperienze.

Gli studi di neuroimaging hanno infatti evidenziato il coinvolgimento dei sistemi cerebrali della ricompensa e della motivazione nelle prime fasi dell’amore romantico.

È importante però fare una precisazione: non possiamo dire semplicemente che “quando ci innamoriamo la dopamina aumenta” come se fosse un valore identico per tutti. Le ricerche indicano soprattutto una maggiore attivazione dei sistemi dopaminergici legati alla ricompensa e alla motivazione.

Serotonina: perché pensiamo continuamente alla persona amata?

Uno dei risultati più interessanti arriva proprio dall’Italia.

Nel 1999 la psichiatra Donatella Marazziti, insieme ad altri ricercatori dell’Università di Pisa, pubblicò uno studio su Psychological Medicine nel quale vennero confrontate 20 persone che si erano innamorate da meno di sei mesi, 20 persone con disturbo ossessivo-compulsivo e 20 soggetti di controllo.

I ricercatori osservarono che nelle persone recentemente innamorate la densità del trasportatore della serotonina era significativamente più bassa rispetto ai controlli, con una riduzione nell’ordine del 40%. Un risultato simile venne osservato nel gruppo con disturbo ossessivo-compulsivo.

Questo dato è particolarmente interessante perché può aiutare a comprendere uno degli aspetti più caratteristici dell’innamoramento: la preoccupazione intensa e ricorrente per la persona amata.

Pensiamo a lei mentre lavoriamo, mentre guidiamo, prima di dormire. Ripensiamo alle conversazioni, analizziamo un messaggio, ci chiediamo cosa significhi un determinato comportamento.

È come se il cervello attribuisse alla persona amata una priorità straordinaria.

Attenzione, però: dire che “la serotonina diminuisce del 40%” sarebbe una semplificazione. Lo studio di Pisa misurò la densità del trasportatore della serotonina, non la quantità totale di serotonina presente nel cervello. Inoltre, studi successivi hanno prodotto risultati non sempre concordanti sulla direzione dei cambiamenti serotoninergici durante l’amore romantico.

Ossitocina: il neuropeptide del legame

Se dopamina e altri sistemi sono particolarmente importanti nelle fasi del desiderio e della motivazione, l’ossitocina è fortemente coinvolta nei processi di attaccamento e legame sociale.

L’ossitocina viene spesso chiamata “ormone dell’amore”, ma anche questa definizione è una semplificazione.

È una molecola coinvolta in numerosi processi fisiologici e sociali e può avere un ruolo nelle interazioni affettive, nella fiducia, nella vicinanza e nella formazione del legame.

Durante una relazione, esperienze come il contatto fisico, le carezze, l’intimità e la vicinanza possono essere associate all’attivazione dei sistemi neurobiologici che favoriscono il legame.

Per questo possiamo immaginare l’innamoramento non come l’azione di una singola sostanza, ma come il risultato dell’interazione di diversi sistemi cerebrali e ormonali. La letteratura scientifica sul tema include infatti dopamina, serotonina, ossitocina, cortisolo e altri fattori.

Dall’innamoramento all’attaccamento

Una delle cose più interessanti è che l’innamoramento non rimane necessariamente uguale nel tempo.

Nelle prime fasi possono prevalere novità, desiderio, ricerca della ricompensa, idealizzazione e intensa focalizzazione sull’altro.

Con il consolidarsi della relazione possono assumere maggiore importanza la sicurezza, la fiducia, l’intimità e l’attaccamento.

Questo significa che quando l’euforia iniziale diminuisce non necessariamente significa che “l’amore è finito”.

Può significare che la relazione sta attraversando una trasformazione: dall’intensa novità dell’innamoramento verso una forma di legame più stabile e consapevole.

Innamorarsi significa davvero “perdere la testa”?

In parte, la frase contiene una metafora interessante.

Durante l’innamoramento il cervello attribuisce alla persona amata una straordinaria rilevanza motivazionale ed emotiva. Alcuni stimoli che normalmente avrebbero un’importanza marginale — un messaggio, uno sguardo, una parola — possono diventare improvvisamente importantissimi.

Ma innamorarsi non significa semplicemente essere “in balia degli ormoni”.

La nostra esperienza amorosa nasce dall’incontro tra biologia, emozioni, storia personale, bisogni affettivi, esperienze precedenti e modo di costruire le relazioni.

E forse è proprio questo a rendere l’amore così complesso: il nostro cervello partecipa all’innamoramento, ma non può spiegare da solo perché proprio quella persona, in quel particolare momento della nostra vita, diventi così importante per noi.


Dott. Silvio Baggetta
Psicologo – Siderno e online

Articolo di divulgazione psicologica. Le informazioni riportate hanno finalità informative e non sostituiscono una valutazione psicologica individuale.

Riferimento scientifico

Marazziti, D., Akiskal, H. S., Rossi, A., & Cassano, G. B. (1999). Alteration of the platelet serotonin transporter in romantic love. Psychological Medicine, 29(3), 741–745. DOI: 10.1017/S0033291798007946.



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